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Archive for agosto 2010

La luce filtrava dalla finestra creando masse scure e aloni luminosi nel buio della camera; dalla strada arrivava il rumore del camion che raccoglieva la spazzatura. In quel quartiere passava sempre molto presto. Lupo non aveva bisogno di guardare l’orologio per sapere che erano le cinque e mezza.
Era sveglio da qualche minuto, ma era rimasto immobile per non svegliare Francesca. Spero che si sia riposata. Ne aveva bisogno. Allungò le gambe stirando i muscoli: iniziava ad essere indolenzito. (altro…)

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Lupo versò il tè anche per sé e si sedette sul divano, di fianco alle gambe di lei. La osservò bere, sperando che la compressa facesse effetto presto. Chicca era stremata; quella era una notte molto lunga. Lei alzò gli occhi sopra al bordo della tazza e lo guardò fiduciosa buttando giù la pasticca insieme al tè.
Dopo pochi minuti gli passò la tazza, allungò le gambe per stendersi e chiuse gli occhi. (altro…)

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«Quando sei sparita ho pensato che era colpa mia, perché mi ero comportato da scemo e da irresponsabile. Se io non avessi agito d’impulso, senza pensare a cosa stavo facendo e alle conseguenze che i miei gesti potevano avere, forse tu non te ne saresti andata. Ho anche pensato che stavo pagando molto cara quell’unica volta in cui mi sono lasciato andare. Per un periodo sono stato arrabbiato con te». Lupo parlava lentamente, estirpando le parole dal fondo del cuore. Teneva le braccia puntate sul divano, spingeva sul tessuto creando delle fosse nell’imbottitura. Guardò Chicca e proseguì: «Ti incolpavo di non avere ascoltato quello che avevo da dirti. Eri sparita senza lasciarmi il tempo di metabolizzare ciò che era successo e di affrontarti. (altro…)

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Quando aprì gli occhi il mondo era immerso nel silenzio. Aveva addosso una coperta, ma aveva i brividi lo stesso. Ha ancora la mania di dormire con le finestre aperte. Si sollevò e scrutò il buio; dalla porta della cucina arrivava la luce della strada e anche l’aria. Dopo una giornata tanto calda, una notte così fresca. Si alzò cercando di non fare rumore e andò verso la finestra per chiuderla. «Dove vai?» disse Lupo da un punto alla sua destra.
«Ma dove sei?» chiese lei, allungando la mano nel buio e cercando di individuare da dove lui avesse parlato.
La luce inondò la stanza e lei strinse gli occhi. Lupo era arrotolato nella poltrona di fianco al divano dove aveva dormito lei; era più spettinato del solito e aveva l’aria stranita. Lei rise e disse: «Sei buffo». (altro…)

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