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Archive for maggio 2010

Mezz’ora dopo Lupo era sull’autobus diretto in centro. Cosa insolita, l’autobus era mezzo vuoto e aveva trovato posto a sedere. Guardava fuori dal finestrino, ma in verità non vedeva la città. Aveva ancora la mente rivolta a Francesca. Ripensava al loro primo incontro.
Dopo qualche mail si erano scambiati il numero di telefono e lui l’aveva chiamata subito: solo per sentire la voce, le aveva detto. E la voce era bella, decisa e dolce nello stesso tempo. La telefonata era durata tre quarti d’ora; se n’era accorto solo quando si erano salutati. Era stata una chiacchierata molto piacevole, tanto da provocare in lui il desiderio di incontrarla e conoscerla. L’aveva richiamata subito.
Lei non sembrò sorpresa. Ascoltò e disse sì.
Si erano accordati per la sera dopo; davanti all’ingresso del cinema, aveva detto lei: «Anche se non c’è nessun film che ci piace, poi andiamo a farci un giro». Lui era arrivato in anticipo e aveva letto le locandine di tutti i film da gennaio fino all’estate. Si era anche un po’ perso con la testa, lui era così, e stava pensando a una musica che gli frullava in mente da qualche giorno. L’aveva svegliato la sua voce e la mano sulla spalla: «Ehi, sono qui». (altro…)

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Lupo si era alzato da pochi minuti. Il martedì era il suo giorno di pausa e non doveva andare al negozio di ferramenta dove lavorava part-time. Si era trascinato sbadigliando fino al tavolo in cucina e si era seduto, quasi fosse al tavolino di un bar, in attesa che una bella cameriera venisse a chiedergli cosa voleva. “Un caffè e un cornetto”, si immaginò di rispondere. Ma in cucina non c’era nessuno e se voleva un caffè doveva farselo. Sbadigliò di nuovo e tentò di aprire gli occhi. Devo smetterla di stare su tutta la notte a suonare o a scrivere canzoni che nessuno vuole. Dovrei cercarmi un lavoro vero e darmi una regolata. Dio, parlo come mia madre. È la fine.
Questo pensiero gli fece aprire del tutto gli occhi. Si guardò intorno. Caffè. Voglio un caffè. (altro…)

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La fede d’argento l’avevano comprata insieme, quella volta che erano andati a Zocca, alla festa di Zocca in fiore. Lungo la via principale del paese c’erano le bancarelle con i dolci e in fondo alla strada, in un angolo che formava quasi una piazzetta, c’erano alcuni artigiani del legno e del cuoio. Per ultimo c’era il banco di due ragazzi che infilavano perline e facevano collane. Si erano fermati davanti a loro, Lupo aveva adocchiato una scatola piena di anelli d’argento e lei gli aveva regalato la fedina da infilare al pollice. Era il venticinque aprile e la primavera, quell’anno in dichiarato ritardo, sembrava sbocciata all’improvviso. (altro…)

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La partenza è sempre più facile. È immediata: esci e ti chiudi la porta alle spalle. Non sai cosa troverai, ma sei preparata alle difficoltà. E poi a volte partire è necessario.
Il ritorno è diverso. Quando torni non sai mai cosa ti aspetta e cosa è cambiato durante la tua assenza. Al ritorno devi riappropriarti di te stessa e dei tuoi spazi. Devi riconquistare tutto. E non sai mai come ritroverai le cose che hai lasciato.
Anche per la città è così: è la tua città di sempre ma ti sembra diversa, come dilatata, e sembra che ti rifiuti, che non ti voglia più con lei.
Questi erano i pensieri di Chicca, in quella mattina di maggio in cui il sole scaldava in modo ingiurioso e la luce era sfacciata come una donna che si sporga a chiamare ogni uomo che passa. Camminava per le strade del centro di Bologna, la città dov’era nata e cresciuta, e le sembrava di vedere tutto per la prima volta, quasi fosse una straniera che visitava una città durante una vacanza. Era tornata da due giorni, la domenica sera, ma il giorno prima l’aveva passato dormendo, completamente intorpidita dal cambio di fuso orario, e non si era ancora resa conto di essere a casa.
Quella mattina, invece, si era alzata di ottimo umore, riposata, piena di energie e con l’ultimo giorno di ferie da riempire. (altro…)

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Una storia

Nasce da un’idea spesso molto semplice.
Questa storia è nata da un’immagine: una ragazza che torna a casa dopo un viaggio e si sente come ‘estranea’, una straniera nella sua stessa città. Una delle prime cose che vede è un manifesto e sul manifesto c’è la foto del suo grande amico (e forse qualcosa di più) Lupo. Da qui è nata la storia. (altro…)

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