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Carlotta tornò a letto senza fare rumore; non voleva svegliare Ale. Sorrideva tra sé: andando in bagno aveva trovato il messaggio di Chicca: “Sono con Luca. Tutto bene. Oggi sto con lui” e aveva provato la soddisfazione del regista quando gira una scena ben riuscita e gli attori eseguono tutti i suoi ordini. Mentre si infilava nel letto, Ale si svegliò e disse senza voltarsi: «Tutto bene?». «Benissimo. Dormiamo. Oggi non ho lezione. Va tutto bene». Continua a leggere »

Verso la fine

Per chi ha seguito tutta la storia di Marmellata d’arance, comunico che è quasi finita. È finita. Mancano tre mini frammenti (in pratica una conclusione che tira i fili della vicenda) che posterò tutti insieme la prossima settimana.
Spero che il racconto vi sia piaciuto.

Alla prossima.
Metterò poi tutti i frammenti nella pagina ‘racconto’ così chi vorrà potrà leggere tutto di fila. Continua a leggere »

Finalmente si asciugò le mani e si sedette. Chicca aveva vuotato il vasetto dello yogurt e lo fissava sorridendo: “Sei bello”.
“Certo. Infatti ho la fila delle ragazze alla porta”.
“Non hai avuto nessuna in questi mesi?” continuò lei.
“Nessuna. E tu?”
“Dov’ero non c’era molta scelta”.
“Solo per questo motivo?”
“No, anche perché mi piaceva uno di qui, uno che parla tanto, ma poi non conclude niente”.
Lui sembrò sorpreso – ma segretamente compiaciuto – e disse: “Non mettergli fretta. Se ha qualcosa da dire lo farà. Tu, piuttosto: non hai nulla da aggiungere?” Continua a leggere »

“Da quando mangi yogurt?” chiese Chicca, la mano sullo sportello aperto del frigo e il viso rivolto all’interno in una ispezione dei ripiani.
“Da oggi. Ieri ho avuto un impulso improvviso e l’ho comprato” rispose Lupo prendendo fuori le tazze.
“E hai pure quello con i biscottini al cioccolato! È il mio preferito” affermò Chicca prendendo il vasetto dal frigo. “Ho una fame”.
Lupo appoggiò le tazze e i cucchiai sul tavolo, poi le prese le mani e le fece posare il vasetto di yogurt. La tirò vicina e le disse, proprio vicino all’orecchio, come se temesse che qualcuno potesse udirlo: “Magari l’ho comprato pensando a te. Forse il cuore mi diceva che eri tornata. Tu ci credi al sesto senso?” Continua a leggere »

La luce filtrava dalla finestra creando masse scure e aloni luminosi nel buio della camera; dalla strada arrivava il rumore del camion che raccoglieva la spazzatura. In quel quartiere passava sempre molto presto. Lupo non aveva bisogno di guardare l’orologio per sapere che erano le cinque e mezza.
Era sveglio da qualche minuto, ma era rimasto immobile per non svegliare Francesca. Spero che si sia riposata. Ne aveva bisogno. Allungò le gambe stirando i muscoli: iniziava ad essere indolenzito. Continua a leggere »

Lupo versò il tè anche per sé e si sedette sul divano, di fianco alle gambe di lei. La osservò bere, sperando che la compressa facesse effetto presto. Chicca era stremata; quella era una notte molto lunga. Lei alzò gli occhi sopra al bordo della tazza e lo guardò fiduciosa buttando giù la pasticca insieme al tè.
Dopo pochi minuti gli passò la tazza, allungò le gambe per stendersi e chiuse gli occhi. Continua a leggere »

«Quando sei sparita ho pensato che era colpa mia, perché mi ero comportato da scemo e da irresponsabile. Se io non avessi agito d’impulso, senza pensare a cosa stavo facendo e alle conseguenze che i miei gesti potevano avere, forse tu non te ne saresti andata. Ho anche pensato che stavo pagando molto cara quell’unica volta in cui mi sono lasciato andare. Per un periodo sono stato arrabbiato con te». Lupo parlava lentamente, estirpando le parole dal fondo del cuore. Teneva le braccia puntate sul divano, spingeva sul tessuto creando delle fosse nell’imbottitura. Guardò Chicca e proseguì: «Ti incolpavo di non avere ascoltato quello che avevo da dirti. Eri sparita senza lasciarmi il tempo di metabolizzare ciò che era successo e di affrontarti. Continua a leggere »